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L’ATTO CREATIVO E IL PENSIERO DIVERGENTE

Creatività è un termine che indica genericamente l’arte o la capacità cognitiva della mente di creare e inventare grazie all’utilizzo congiunto della fantasia e dell’innovazione; tuttavia esso può prestarsi a numerose interpretazioni e significati.

Il verbo italiano “creare”, al quale il sostantivo “creatività” rimanda, deriva dal “creare” latino, che condivide con “crescere” la radice KAR. In sanscrito, “KAR-TR” è “colui che fa” (dal niente), il creatore.

Di creatività se ne parla molto ma in cosa consiste, si applica solo all’arte?

La creatività, coincide con una particolare capacità di pensare e agire in modo fluido e originale, superando i modelli esistenti creandone dei nuovi è applicabile all’intero campo dell’esistenza, all’arte come alla vita pratica, alla risoluzione di un concetto matematico come pure alla creazione di un nuovo piatto, a un diverso modo di interpretare un testo e ovviamente alla capacità di risolvere problemi.

Un forte impulso allo studio della creatività si ebbe negli anni 50, fu grazie alle maggiori conoscenze dei meccanismi della mente umana che si svilupparono ricerche per promuovere nelle persone la scoperta delle proprie capacità creative, in precedenza, pochi avevano contrapposto il pensiero logico-scientifico alle potenzialità dinamiche della mente.

Intorno al 1950 Joy Paul Guilford pubblicò un articolo che titolava: “Creativity” dove accanto al pensiero logico-deduttivo convergente, che aveva caratterizzato fino a quel momento la ricerca scientifica, individuò una nuova modalità: divergente o laterale, meno vincolata, rigida, in grado di produrre molteplici alternative. Altre furono le ricerche in quest’ambito: Alex Osborn teorizzò e mise in atto nella sua agenzia di pubblicità il brainstorming, una tecnica di creatività di gruppo per far emergere idee volte alla risoluzione di un problema. Spesso erroneamente tradotto come tempesta di idee, in realtà significa “usare il cervello (brain) per prendere d’assalto (storm) un problema”. Sinteticamente consiste, dato un problema, nel proporre ciascuno liberamente soluzioni di ogni tipo (anche strampalate o con poco senso apparente) senza che nessuna di esse venga minimamente censurata. La critica ed eventuale selezione interverrà solo in un secondo tempo, terminata la seduta di brainstorming.

Si deve a Edward De Bono, insegnante in prestigiose Università come quella di Cambridge, Oxford, Harvard e Londra, il creatore del concetto di “pensiero laterale”, ormai entrato in uso nel linguaggio comune.

L’attitudine a sviluppare idee creative nasce nell’emisfero destro del cervello, la parte sinistra governa i nostri atti logico-pratici, la comunicazione neuronale fra i due emisferi genera il perfetto mix, la difficoltà vera sta nel lasciare spazio all’intuizione del lato destro, al non giudicarla, a crederla reale e possibile, tante sono le vie che possono essere intraprese per far fare ginnastica al nostro emisfero destro così tanto bistrattato e maltrattato, questo esercizio di riappropriazione dell’umana indole creatrice è il primo passo per far proprio il pensiero laterale o divergente che, in momenti complessi come quello che stiamo vivendo può aprire nuove strade nel sentire e nell’agire.

Il pensiero laterale o divergente

Con il termine “pensiero laterale”, coniato dallo psicologo maltese Edward De Bono, si intende una modalità di risoluzione di problemi logici che prevede un approccio indiretto ovvero l’osservazione del problema da diverse angolazioni, contrapposta alla tradizionale modalità che prevede concentrazione su una soluzione diretta al problema. Mentre una soluzione diretta prevede il ricorso alla logica sequenziale, risolvendo il problema partendo dalle considerazioni che sembrano più ovvie, il pensiero laterale se ne discosta (da cui il termine laterale) e cerca punti di vista alternativi prima di cercare la soluzione. De Bono afferma che con il pensiero verticale, logico, la persona si muove solo se esiste una direzione, con il pensiero laterale, la persona crea la direzione!

Il principio che sta alla base di questa modalità è simile a quanto proposto con il pensiero divergente: per ciascun problema è sempre possibile individuare diverse soluzioni, alcune delle quali emergono solo prescindendo da quello che inizialmente appare l’unico percorso possibile cercando elementi, idee, intuizioni, spunti fuori dal dominio di conoscenza e dalla rigida catena logica.

È importante quindi disporre di modalità e strumenti che facilitino questi processi di pensiero, per generare creativamente ipotesi da abbinare e combinare con le conoscenze già possedute, fino al raggiungimento dell’obiettivo prefissato. È il caso delle mappe creative, che consentono al contempo di fermare le idee e di registrarle, predisponendole per essere poi rielaborate. Tra queste si collocano anche le mappe mentali di Tony Buzan oppure le solution map.

Uno degli approcci di problema consiste nel vedere la creatività come un modo particolare di pensare, un modo di pensare che implica originalità e fluidità, che rompe con i modelli esistenti introducendo qualcosa di nuovo.

È possibile allenare questo diverso modo di interpretare e risolvere le questioni e i problemi, la creatività implica:

– libertà di essere sé stessi;

– capacità di pensare ed esprimere pensieri originali;

– capacità di vedere nuovi rapporti, nuovi orizzonti e di produrre idee insolite e soluzioni alternative.

Creatività è progettare, l’attitudine a rompere gli schemi, capacità di vedere oltre…di rinnovarsi e innovare!

1) I limiti che impediscono la completa realizzazione della nostra vita, sono frutto del modo di pensare. Se si risponde sempre con le stesse emozioni, con il solito modo di ragionare e le stesse sequenze di pensieri si finisce per riprodurre all’infinito gli stessi risultati pur cambiando i soggetti. Per ottenere quello che non siamo ancora riusciti a realizzare, bisogna pensare in modo diverso.

2) La limitata e abituale struttura del vecchio modo di agire deve essere distrutta, abbandonata per lasciare posto al nuovo, non c’è altra via se si vogliono ottenere risultati.

3) Cambiare significa anche capire cosa ci piace e ci appartiene e cosa fa parte di un cliché, le cose che ci piacciono riescono sempre meglio di quelle che non ci piacciono!

4) Iniziare a fare cose che non si sono mai fatte prima, allenarsi alla trasformazione, parlare con persone diverse e sconosciute, assaggiare nuovi sapori, sorridere anche se non se ne ha voglia, guardare le persone negli occhi e non giudicare, né se stessi, né gli altri.

5) Guardare la strada che si sta percorrendo, aprire la mente al viaggio, ampliare la visione e perdersi senza la necessità di perseguire un obiettivo, la strada si cammina un passo alla volta!

6) Guardarsi allo specchio perdonandosi, ringraziandoci per l’impegno e fiduciosi nel domani.

7) Prendere coscienza che i limiti veri non ci sono imposti dal mondo e dalla società ma da noi stessi, i limiti sono nella nostra mente e nelle nostre abitudini, come li abbiamo creati, così possiamo farli scomparire. I limiti sono solo quelli mentali e come si sa, “la mente, mente”!

fonti: Wikipedia, Milton H. Erickson

L’errore creativo ovvero: “il pensiero divergente e Gianni Rodari”

Da un lapsus può nascere una storia , non è una novità. Se, battendo a macchina un articolo, mi capita di scrivere <Lamponia> per <Lapponia>, ecco scoperto un nuovo paese profumato e boschereccio: sarebbe un peccato espellerlo dalle mappe del possibile con l’apposita gomma; meglio esplorarlo, da turisti della fantasia. Se un bambino scrive nel suo quaderno <l’ago di Garda>, ho la scelta tra correggere l’errore con un segnaccio rosso o blu, o seguirne l’ardito suggerimento e scrivere la storia e la geografia di questo <ago> importantissimo, segnato anche nella carta d’Italia. La Luna si specchierà sulla punta o nella cruna? Si pungerà il naso?

“Un libbro con due b sarà soltanto un libro più pesante degli altri, o un libro sbagliato, o un libro specialissimo? Una rivoltela con una sola l sparerà pallottole, piumini o violette?[…] Acqua  e acua (senza la q) rimangono parenti strettissimi: il significato del secondo si può soltanto desumere dal significato del primo. È una malattia del primo significato. Ciò risultata chiaro dall’esempio cuore  e quore: il quore è senz’ombra di dubbio un cuore  malato. Ha bisogno di vitamina C.”

La grammatica della fantasia, Gianni Rodari

Il pensiero divergente ovvero il Kōan zen

“Un giovane, si presentò davanti al maestro, e dichiarò “Vengo da te, perché cerco la liberazione”. ”Chi ti ha incatenato?”, gli domandò il maestro. “Nessuno” rispose il giovane.” Allora sei già libero”, sentenziò il maestro.

Talvolta i praticanti di meditazione Zen si perdono dentro lo Zazen, scambiando il “silenzioso vuoto nulla” per la manifestazione dell’essere. I Kōan aiutano a riportarti alla vita dell’essere e a controllare, come diceva un Maestro Zen, “se dormi o se sei sveglio”.

La parola giapponese koan, letteralmente significa “editto pubblico”, indica il resoconto di un incontro tra maestro e discepolo. Abitualmente, durante questo incontro, il maestro Zen assegna un quesito paradossale all’allievo come stratagemma per aiutarlo a liberarsi dal condizionamento mentale della logica dualistica e discriminante.

“Se lo ascolti con le orecchie non lo cogli, solo quando lo udirai con gli occhi, lo coglierai.”

fonte: monasterozen.it